Le nottole di Minerva

Le nottole di Minerva

Hanno preso il volo le nottole di Minerva, nelle notti d’Oriente e d’Asia, per aprire il vaso di Pandora. Oggi è una certezza, sarà la fine del tempo dello sfrenato liberismo deregolato.

Fine della storia, fine dell’azione pubblicitaria dell’idea della globalizzazione neoliberista, così il Coronavirus diventa il sacro virulento devastatore che con il contagio pandemico ha finito per intaccare e irretire chi per primo ha seminato il germe liberista, con la macchina mitologica del consumismo globale che per anni ha manipolato il mondo attraverso l’astuzia della ragione.

Oggi nelle reclusioni collettive avanza l’ideale panottico di una umanità sotto attacco virale senza pari. Se per anni le nostre esistenze sono state traumatizzate dalla paura del nucleare, oggi il vero nemico sono i virus. Ogni anno sempre più potenti e distruttivi, perché lo scambio animale-umano ha annullato le distanze tra specie e le differenze virali, da quando si sono ristrette le aree geografiche e la globalizzazione accelera il trasporto non solo di merci ma anche di insetti e virus da un continente all’altro.

L’inquinamento dei territorio ha bloccato l’evoluzione delle specie, a danno degli esseri viventi, umani e non.

Se nel futuro ci aspetta un vissuto in gabbie sterilizzate, sarà la fine della socialità e dunque dell’umanità. Oggi assomigliamo a sonnambuli, intrappolati fra i fantasmi dei virus e il caos del mondo.

“Gauguin dell’anima primitiva, vergò nell’angolo in alto a sinistra il famoso titolo, d’où venons, ques sommes nous, où allons nous?” E’ una domanda!

A. Montanaro

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Dis-velamento

Dis-velamento

Con la relazione della crescita del consumo, cioè facciamo alle nostre responsabilità, nella grande prigione ci chiudiamo dentro, morti e malati, nel confinamento una folgorante azione umana, sigillati nelle case come grotte moderne, con la paura del vuoto. Si pensava di aver respinto l’ignoto, che invece ora torna a rivendicare i suoi diritti. Ci affacciamo a scrutare il vuoto urbano, ciascuno dalla propria finestra o balcone, colpevoli di aver ucciso il pianeta e l’inabitato ci rinfaccia la nostra colpevolezza. Siamo isolati nell’emotività sociale e la mancanza di ethos ci costringe nella perdita dell’identità.

Autistici come nella nave dei folli, per le Sirene carnivore della politica che vendono paure e mediocrità con l’esercizio di un potere disciplinare, riconosciuto lecito perché necessario ma senza sapere l’uso che si intende farne in futuro. L’eccezionalità avrà un termine oppure sarà usato come ha fatto Orban in Ungheria, “omaggiato” dai neofascisti di casa nostra Salvini e Meloni. Assegnandosi ai pieni poteri che il Papeetista volle per se stesso in una calda estate. 

Sarà lo Stato d’eccezione a disegnare l’autoritarismo dentro una falsa cornice democratica. L’Europa sarà capace di sanzionare l’Ungheria e il suo capo di Stato, oppure continuerà sulla strada della contabilità con i suoi funzionari a limare fino al centesimo i bilanci per placare qualche olandese o qualche revisore tedesco? Mentre si avvistano i primi avvoltoi pronti a scarnificare le vittime economiche del dopo virus.

Ne esce malconcio il mantra della sanità privata più efficiente, che da anni ha guidato lo smantellamento di quella pubblica. Siamo stati vittime delle direttive neo-liberiste che hanno insistito sulla riduzione dello stato sociale. 

L’istruzione e la sanità non possono essere gestite come aziende che funzionano per cicli produttivi. Questa visione finanziaria ha prodotto il disastro che stiamo vivendo. 

Come anche la delocalizzazione sta svelando la miopia della politica industriale: basta notare la mancanza di mascherine. L’Europa dei banchieri e dei tecnocrati ha massacrato gli autentici ideali europei, praticando il darwinismo sociale. 

Oggi viene dis-velata la narrazione contro i cosiddetti buonisti, quelli delle ONG. Oggi è un pietire aiuto, oggi siamo tutti santi perché stiamo per morire. Ci chiama l’inferno, dopo aver assecondato un sistema finanziario che ha dissanguato ogni genere umano.

Dopo anni di propaganda contro lo Stato, adesso i leghisti richiedono gli aiuti di Stato. Non si insiste più contro gli sbarchi e i Rom, “prima gli italiani” non ha più attrattiva. Dopo aver generato il caos per dare una spallata alla democrazia, l’incubo leghista si inabissa lentamente verso l’oblio.


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Paure!

Paure!

Il vuoto è la metafora dell’ultima antropologia italiana. Sembriamo fantasmi, esseri polmonitici in cerca di un castello per nasconderci. Si arruffano ordinanze e protocolli, va in scena il caos mediatico con il sacerdote Burioni, interprete di Gotham City versione Molise, a far da bastione contro gli untori.

Una civiltà allo stremo, dove il rimedio e quivale al danno, paese panico con procurato allarme, lo spettacolo dell’esistenza andata in malora e tutto diventa retrovirus.

Regna un festoso senso di naufragio, nel senso di tutti chiusi dentro e fuori il vuoto, mentre facciamo del trauma lo stile di vita. Realismo desolante di una comunità nazionale in esaurimento da stress.

Le paure alimentate dall’enfasi delle false notizie, un popolo disaggregato nella discordia come principio di unità, l’entropia dei bollettini presidenziali, ospedalieri giornalistici: è una logica collassata davanti all’inerzia dei protagonisti della politica nazionale di fronte al contagio pandemico globale. Chiudere tutto in un’economia di congelamento è stata una risposta surreale alla pandemia, surreale non per quanto è stato fatto ora, ma per quanto non è stato fatto prima, perché non abbiamo imparato niente dalle precedenti epidemie. Il lato grottesco della paura virale è il vero virus.

Si accelera l’informazione con continui slittamenti ad alta energia linguistica, una marea montante di chiacchericcio senza informazione scientifica, quasi una guerra linguistica promozionale della paura. Una cittadinanza nevrotizzata, confusa, impoverita di speranze, sovranizzata da menzogne di leghisti e soci, nelle pulsioni più viscerali, ipnotizzata nella paura del migrante portatore di tutti i mali, si trova smarrita e nel panico per il contagio che arriva da altrove. Ma il paese è già contagiato, dalla paura.

Una Repubblica unificata dalla paura, il sovranismo psichico come stato di patologia avanzata, ha un suo retrovirus nell’assenza di istituzionalità dei politici.

L’entropia regna ovunque, l’incubo di non credere più in se stessi è la vera pandemia, una malattia sociale profonda che fa fiorire un caos di patologie congenite sottovuoto.

La filosofia emergenziale, con il richiamo alla paura, con l’idea che il mondo di fuori è un mondo di pericolo e di morte, per cui è meglio alzare i muri e isolare intere cittadine con l’illusione di fermare il contagio nella nemesi della globalizzazione è pura idiozia.

Angelo Montanaro

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La fabbrica dell’odio

La fabbrica dell’odio

Si sono rotti gli argini democratici permettendo ad un’onda suprematista di invadere gli spazi urbani con aggressioni, minacce e svastiche in molte località cittadine. In un paese indebolito dalla politica in un mare infinito di disuguaglianze, sguazza l’estrema destra. Che usa questi simboli come messaggi unificanti di una rete suprematista internazionale che dagli USA all’Europa incita a colpire ebrei e immigrati, e che punta ai lupi solitari e ai piccoli gruppi per indurli a compiere azioni dimostrative.

Il sistema organizzativo è simile a quello dei terroristi: aggregare schegge in tutto il mondo.

I manifesti della guerra razziale dell’ideologo James Mason, autore dei testi a cui si ispira la rete neonazista negli USA e in Europa, viaggiano sui social e nelle chat.

Il gruppo più agguerrito a livello globale si chiama Atomwaffen, nel nostro paese fanno riferimento a “sole nero” e “meridiano zero“. Usano codici rudimentali, semplici, evocativi del non-linguaggio privo di valori.

In parallelo il fenomeno viene quotidianamente alimentato dai quotidiani di destra che nei corsivi insultano immigranti e meridionali (vedi Feltri).

Questa strategia non è nuova, si aggancia alle predicazioni leghiste degli anni passati. Fu Bossi che incitava contro contro i meridionali che avevano invaso il Nord, seguiva Salvini “giovane” che da Radio Padania aizzava contro albanesi, napoletani e Rom. Un continuo spostamento di baricentro per fomentare i cittadini verso la secessione delle regioni del nord. Senza dimenticare Calderoli con maialino e maglietta contro l’islam (lui fu costretto a dimettersi da ministro e però ci furono morti in Libia per causa sua). Un altro campione del razzismo fu Borghezio, che viaggiava sui treni munito di disinfettante da usare contro i passeggeri extracomunitari. Oggi siedono entrambi in Parlamento, continuando con la politica razzista e sovranista.

Oggi una tempesta si avvicina e non bisogna dimenticare chi soffiava quei venti nel recente passato. Che gli inquirenti aprano finalmente l’occhio destro.

Ora finalmente Salvini va a processo per aver sequestrato naufraghi sulle navi della Marina militare, nel ruolo da Ministro dell’interno dello sciagurato governo Lega-5S, coi cinquestelle complici dei decreti sicurezza. Ma sul banco degli imputati dovrebbero sede in sua compagnia anche altre figure e complici.

L’onda nera che sta montando in Europa bisogna fermarla con urgenza e con le leggi che sono in vigore, prima che sia troppo tardi.

A. Montanaro

Image: ‘4Minutes shape‘ 
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Mondo precario

Mondo precario

La cinica casta di banchieri globalizzatori e cosmopoliti, agendo nel sistema dei bisogni de-eticizzato in fase di assolutizzazione, non può accettare la dimensione proletaria del lavoro garantito, della coscienza conflittuale e dell’organizzazione sociale.

In questo la “global class” neo-feudale si compatta per risaldare il proprio dominio e spezzare le capacità dei cittadini di opporsi, che ridotti alla passività subiscono in silenzio la flessibilizzazione del lavoro e della precarizzazione della vita.

In tal senso si diventa uomini e donne vacui, senza comunità, senza coscienza storica, senza identità storica e senza memoria.
I vincitori (per ora) liberisti della finanza, nel quadro dell’accumulazione flessibile, hanno prodotto l’abbandono delle risposte ai bisogni primari da parte della politica, e con essa l’abbandono delle stesse libertà politiche, della cittadinanza di uomini e donne liberi, fondamentale per il diritto ad avere diritti.

In questo quadro i cittadini sono condannati al nomadismo e alla flessibilizzazione destabilizzante per l’intero arco della vita.

Dissolti come classe, i lavoratori e le lavoratrici tendono oggi a essere una nuova classe in sè e non per sè, la classe del precariato. Così l’umanità pensante è riassorbita nell’umanità sofferente (migranti), secondo la profezia marxiana riguardante la proletarizzazione della società.

Le parole dette da Marcuse in tempi lontani “la storia è sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio” è oggi più attuale che mai.

Rovesciando il monito di Marcuse, avanza il dogma di Von Hayek: “il concetto di giustizia sociale è necessariamente vuoto e privo di significato”.
Così si afferma nell’arena mondiale spoliticizzata l’ordine delle deregolalizzazione in tutti i campi. In questo nuovo modello di società avanza il nuovo clero giornalistico del circo mediatico post-moderno, composto da opinionisti nichilisti e prezzolati, in cerca di visibilità e, soprattutto di quattrini.

L’altro cantore del teorema dell’end of history (Fukuyama): “possiamo anche immaginarci un domani molto peggiore di oggi”.

In questa cornice, grazie alla neo-lingua amministrata dal clero al servizio dell’oligarchia finanziaria, le sole pene apertamente riconosciute sono le “sofferenze bancarie” da sanare mediante l’usuale prassi della socializzazione delle perdite sulle spalle dei cittadini, e delle privatizzazioni dei guadagni a beneficio dell’elite liberista.

In questo contesto oggi i precari sono flessibilizzati in una immensa plebe post-moderna e migrante composta da centraliniste-sti e ricercatori, operai e badanti, stagisti e rider, braccianti nel caporalato, figure sradicate e distanti tra loro, uniti nell’esclusione della cittadinanza.

E’ questa massa a subire sulla propia carne viva le conseguenze della precarietà mondiale.

Image: ‘Precarious Entrance‘ 
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