Ipertrofia politica

Ipertrofia politica

Lentamente l’azione politica della Lega e del M5S si esaurisce, il primo per motivi giudiziari e il secondo per beghe interne e mancanza di progettazione politica.

Se la Lega si incarica di rappresentare l’odio per i diversi, soprattutto i migranti, i 5 stelle tentano una soluzione alla crisi della rappresentanza con la demenziale teoria della democrazia diretta con i clic.

Barricandosi sulle rovine del castello di Dunsinane (MacBeth), la regina dei flutti annuncia l’apparizione delle cacciatrici Quauquemaires, per vendicare gli antichi soprusi subiti.

L’imprevedibilità permanente della vita vissuta dentro un ossimoro emargina nelle Shatter Zone dove ogni socialità viene azzerata e l’umanità resta confinata nella propria esistenza. Introppolati nelle acque di Lethe si sogna la sorgente di Mnemosyne per ritrovare la memoria e il sapere, distrutti dalle nostalgie del passato.

Nel tempo in cui l’arroganza abbonda e la decenza è rara, ci affidiamo al sacro come consolazione dell’inerzia mortificante, come dire nascondersi nell’oscurità della vita. Nell’incapacità di una minima ribellione civile, sognamo avatar mentali per sfuggire dalle responsabilità.

Mentre la volontà di potenza può calpestare l’umanità attraverso la volontà di ignoranza, che da sempre è il tormento dei cittadini, frutto di maledizioni passate. Seguaci di epicureismo malinconico e tragici edonisti, con conseguenze ipertrofiche sulla politica.

Nell’azione dell’ordine simbolico che regola la vita sociale, mantenendo il potere politico super egoista e mostruoso, i cittadini realizzano i desideri del potere. Così si realizza la carnevalesca società rappresentata dai media della finanza globalizzata.

A. Montanaro

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Il grande gioco

Il grande gioco

L’infinita pandemia ha tolto il velo al grande gioco che molte nazioni praticano.

A partire dai potenti come Trump e la guerra interna contro gli afroamericani portata avanti da lui personalmente con suprematisti bianchi e settori della polizia a prodigarsi.

Si accodano altri satrapi come Lucashenko che ruba le elezioni in Bielorussia, scatenando una dura repressione poliziesca contro cittadini e cittadine che protestano.

Mentre Putin con scaltrezza si disfa dei suoi avversari usando micidiali veleni; l’ultimo a pagare è stato Navalyj, avvocato che lottava contro la corruzione ed ora lotta contro il veleno putiniano.

Non si dimentichi Erdogan, che mentre ricatta l’Europa conduce una feroce repressione interna, mentre nel Mediterraneo attua una strategia che potrebbe scatenare una guerra con la Grecia.

Molte trame si stanno srotolando nel mondo. Sembra che il virus sia l’avanguardia di una immensa catastrofe. Molti attori si allenano per il “Mad-man” mondiale, ma questa volta non sarà un lancio pubblicitario.

Se, dopo Auschwitz-Hiroscima, è la fine della poesia (Adorno), l’attualità ci ricorda anni bui del passato.

Così, nel paese del “noi-altri”, l’italietta in campagna elettorale permanente, con un movimento che si proclama né di destra né di sinistra ma “del popolo”, due partiti diversi e lontani governano sul nulla a partire da un bidone come il contratto di governo.

Mentre l’odio che penetra nel discorso politico (Salvini-Meloni) fa demagogia presentando la gestione degli immigrati come se fosse tutto il male possibile.

Il capitale finanziario del neo-liberismo è come i pensieri della mente di un ruffiano nel corpo dell’umanità. Non possiamo più affidarci ai politici che sono come gli adoratori di Brantôme.

Per ricostruire un mondo nuovo serve una immensa moltitudine umana che spazzi via tutti i satrapi e i loro alleati, che con un sistema di potere virale (questo sì contagioso) ci stanno portando verso l’abisso del ’33.

A. Montanaro

Image: ‘Horizon Zero Dawn‘ 
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Vox clamans in deserto

Vox clamans in deserto

Ci vuole una vita per l’esperienza e la conoscenza, e una vita per viverle. Ma come fare per liberarsi da quella galera che è l’ordine sociale, come andarsene da una vita che non si riesce a vivere?

Ibridando le vite e i corpi in maniera cosmopolita, appropriandosi della mobilità globale e mescolando le identità culturali, quelle che nel secolo scorso definirono “razze” con un errore che si rivelò catastrofico per la nostra specie. Costruire una nuova umanità è possibile, ma solo opponendosi al processo di “razzializzazione” che costantemente cova sotto la cenere, alimentato dalle nostre stesse paure e agitatori di odio. Non esistono le razze, ma un’unica specie umana.

La meccanica del potere funziona anche così, disarticolando i corpi e ricomponendoli secondo opposizioni gerarchiche. Una “anatomia politica” indotta che funziona finché ci crediamo. Mentre la prostituzione catodica – nella rinnovata modalità digitale – non riesce ad evitare il vomito degli spettatori.

Nei rifugi dei lotofagi una consistente umanità bivacca in attesa che il vento della libertà la liberi.

Il “secolo breve” si è chiuso rifluendo verso mondi di stabilità reazionaria. Una caduta nell’ideologia della disperazione che sfocia in indefinita catastrofe della vita e del suo stesso significato. Con la scomparsa delle fabbriche il lavoro – inteso come estrazione di plus-valore dalla forza lavoro – è dappertutto e tende a coincidere col tempo di vita.

Per non subire la violenza del liberismo ci rifugiamo nel deserto e risaliamo i monti, per fare resistenza e vedere lontano.

Con l’inizio del solstizio dell’epidemia e l’arrivo di tanti soldi dalle istituzioni europee entriamo in un interregno dove il potere è dei sodalizi interessati alla gestione di questa ricchezza.

La pandemia produrrà una violenta e lunga lotta sociale in cui una moltitudine rovescerà l’ordine finanziario e globalizzato. Non saranno certamente i mainstream intossicati da sostanze filosofiche post-mondane, quelli che ancora insistono nel chiamarsi di sinistra, a formare l’onda che travolgerà l’ordine esistente, sconfiggendolo.

Mentre il pensiero va al Pêre-lachaise, cimitero dove furono fucilati i comunardi, per ricominciare la liberazione dalla fatica che uccide.

A. Montanaro

Image: ‘To boldly go where no man has gone before.‘ 
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Finto progresso

Finto progresso

Quel che ci viene presentato come progresso, in realtà è una marcia verso il nulla. “Come Parrasio dipinse la tenda per nascondere il nulla”, così è la politica delle illusioni, dove le finzioni nascondono la realtà e noi siamo come passeggeri ciechi.

I saperi stati concentrati nelle reti di aziende come Google, che per anni hanno digitalizzato intere biblioteche e collezioni pubbliche per far pagare l’accesso a quello che in precedenza era disponibile gratuitamente.

Molte multinazionali hanno fatto lo stesso percorso in tutti i settori. In molti paesi – dall’Africa all’India – l’agricoltura di sussistenza che ha nutrito per secoli esseri umani e animali è diventata impraticabile perché i semi tradizionalmente usati sono stati via via forzatamente sostituiti da quelli brevettati, apparentemente più produttivi ma in realtà più deboli, più attaccabili dalle malattie, e più bisognosi di concimi chimici. Le terre sono accentrate nelle mani di pochi ed anche l’acqua, la risorsa più difficile da imbrigliare, viene convogliata verso i bisogni dell’agrobusinness.

Protette dalle organizzazioni internazionali – Fondo monetario internazionale e Banca mondiale – e dalle teorie liberiste, le multinazionali hanno strozzato molti paesi. Un’anomalia messa in evidenza dagli asset posseduti nei paradisi fiscali.

Mentre la libertà si rimpicciolisce come la pelle di zigrino. Siamo sottoposti a controlli di ogni tipo, in una società tracciata e archiviata. Lo siamo con i nostri telefonini, al computer, con le telecamere di sorveglianza che hanno invaso lo spazio pubblico e privato, con la domotica interconessa tipo Alexa, con gli orologi digitali: soggetti che si trasformano in spie di se stessi. Nessun regime totalitario avrebbe mai potuto sperare di meglio.

Tutte le informazioni si trovano agglutinate dentro una nuvola, come una cassaforte dove mettiamo i nostri corpi e i beni per offrirli a chi ci deruba.

Nel mondo del web non si nasconde più il progetto di realizzare il post-umano e superare una volta per tutte la vecchia fissazione che è l’uomo.

Ogni clic sul pianeta è una moneta d’oro nel loro borsellino. Si adescano ricercatori, scienziati, ingegneri informatici, biologi, specialiste dell’intelligenza artificiale. Un capitale rappresentato da una banca dati gigantesca.

Una chimera di unione del corpo biologico con la carne digitale. Queste imprese di controllo non sono ovviamente presentate come tali, perché un potere così cinico e totale finirebbe per creare resistenze. Sono invece presentate come segnali di progresso, come un’era di modernità. Chi si oppone viene immediatamente stigmatizzato come persona di vecchio stampo, retrograda, conservatrice e reazionaria.

Un’Europa che galleggia come quel corpo umano alla deriva nel mediterraneo, che nessuno vuole recuperare per dargli degna sepoltura, ha visto vincere gli odiatori, variazione della pulsione di morte, passione triste per eccellenza. L’odio di vedere scomparire gli altri e vivere di sola negazione. A condurre le danze sono i leader sovranisti che si annidano nei liquami europei, dove depongono le uova dei cervelli rettili per un’epoca dell’odio.

A. Montanaro.

Image: ‘False Kaes graffiti‘ 
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Futuro nebuloso

Futuro nebuloso

La disuguaglianza non è economica o tecnologica, ma ideologia e politica.

Bisogna partire dal mercato per capire che i discorsi dei liberisti sono tutti finalizzati a dimostrare la “naturalezza” delle disuguaglianze. Paghiamo un prezzo altissimo per il fatto che il post-comunismo (nella sua declinazione russa o cinese) sia diventato il migliore alleato dell’iper-capitalismo, in grado di creare nuovi cliché dopo la pandemia.

Oppure, vivere da morti viventi per l’assenza di cambiamento annunciata dagli Stati generali. In attesa di spartirsi il “bottino” in arrivo dall’Europa si fanno avanti in molti, a partire dalla Confindustria, testa di ponte seguita da altre associazioni, fino alle varie “mafie” e clan di malaffare.

Questa spartizione servirà come in passato per operazioni finanziarie fittizie, che andranno ad alimentare le agenzie dei capitali per gli alti profitti. Si sposta il debito verso il futuro, sulle prossime generazioni, per dire che coloro che non faticano nel presente devono essere pronti a faticare in futuro.

Prendiamo i soldi per i nostri capitalisti e affini, mentre diamo qualche mancia ai lavoratori per migliorare la loro formazione (sic): ecco il paradosso del finanziamento europeo. Si usano i soldi come mezzo per ottenere consensi, quindi per esercitare potere politico e controllarne i soggetti. È come intraprendere la via di “Black mirror”, un vissuto di realtà a punteggi e valutazioni per accedere a un credito sociale.

Mentre nel nebuloso futuro si intravvede la serie di Blade runner, come ipotesi del dopo-virus. Ipotesi di un prezzo da pagare nella scomparsa dei fatti; volontariamente manipolati e cambiati retro-attivamente, eventi e persone diventano non-eventi e non-persone.

Bloccando e deragliano il treno della storia. Nell’attesa di beniamino, l’asino di Orwell, per salvare l’ultima umanità.

A. Montanaro

Image: ‘noir city‘ 
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