La perdita dell’innocenza

La perdita dell’innocenza

Non si può più nascondersi dietro alibi inventati al momento, davanti allo spettacolo del governo post-fascista della Meloni, entrato in esecutivo subito con decreti autoritari, in tutti i settori sociali della vita cittadini.

Non si tratta più dell’ambigua narrazione dei media in sintonia con la destra, che per anni hanno inquinato l’informazione, operazione di cui si vedono già oggi i risultati, dove nei vari programmi televisivi molti giornalisti sono stati sostituiti dalla Meloni.

Si svela oggi la realtà della destra che per anni si è nascosta dietro a un velo di ipocrisia, senza dichiarare le vere intenzioni che la legano al vecchio programma della P2, ossia una repubblica presidenziale, una democrazia autoritaria stile Orban.

Non ci vuole la sfera di cristallo per interrogarsi sul passato, quando molti militanti della destra sono stati coinvolti nella strategia della tensione. Emergono oggi molti nomi protagonisti di quel passato di stragi. Gli esponenti del MSI che oggi siedono in parlamento mai hanno preso distanza da quei fatti.

Così molti antifascisti sono caduti nel teorema del vecchio fascismo mussoliniano senza capire il nuovo che avanzava.

Per anni la mercificazione del passato con calendari e vari gadget esposti in tante edicole ha veicolato l’idea di un passato nostalgico, del non ritorno di una storia già passata, quindi innocua, mentre sotto la cenere si cementava il nuovo fascismo idealizzato dalla Meloni.

Cittadini e cittadine nella perdita dell’innocenza si ritrovano coinvolti nella nascita di una nuova società sovranista e illiberale, conseguente allo spettacolo voyeurista e al gusto trash.

A Montanaro

Immagine by Collettivo Zam

Caro Giuseppe Pinelli

Caro Giuseppe Pinelli

Caro Pino,

quando io sono nata, tu eri già morto. Precipitato giù da una finestra della questura di Milano, la città dove sono nata e dove ho sempre vissuto. Quando ti hanno buttato giù ti stavano “interrogando” dopo che una bomba esplosa in piazza Fontana aveva fatto una strage. In quella piazza c’è una fontana, appunto. Sappiamo che le fontane sono rarissime a Milano, ma lì c’è una fontana che sorge al centro di un’area circolare orlata di alberi, sostenuta da due statue in forma di donna. È un luogo intimo, dove a me e mia mamma piace incontrarci nelle giornate estive, per farci coccolare dal suono dell’acqua all’ombra degli alberi.

Caro Pino, quando io sono nata la vita tua e di molte delle persone che si trovavano dentro alla banca che dava sulla piazza, quel 12 dicembre 1969, erano già state interrotte per morte violenta. 

Caro Pino, tu e gli altri anarchici eravate innocenti. Non avete messo voi quella bomba, ma coloro contro i quali lottavate. 

Quando io nascevo della tua morte si parlava ancora molto, nella città di Milano. E non ero ancora nata quando venne ucciso Saverio Saltarelli, un altro 12 dicembre, per mano dello Stato, ancora. 

Caro Pino, la prima volta che ho partecipato a una di quelle manifestazioni che si fanno il 12 dicembre ero una ragazzina alle scuole superiori. Poco ne sapevo di te e degli altri. Mi piaceva un coetaneo che parlava di storia e sentivo che quella storia mi riguardava, perciò ero in piazza. A quell’epoca tutto era confuso e così luminoso da risultare accecante, i miei desideri tanto quanto la storia che da un lato mi atterriva e dall’altro svegliava la mia coscienza e mi diceva: guarda! Ascolta! Studia! Conosci! 

Sono stata privilegiata, nella vita. Ho potuto studiare e conoscere e scegliere di stare dalla parte giusta. 

Caro Pino, oggi è un altro 12 dicembre. Ora la storia è scritta: la strage fu fascista, tu venisti ucciso, quella contro gli anarchici fu diffamazione. La storia non basta scriverla, così pare. Oggi gli eredi di quei fascisti impugnano i vessilli dello stato democratico. Voi anarchici avete sempre sospettato della democrazia borghese e i fatti sembrano averci avervi dato ragione. Non c’era da fidarsi, dunque?

Caro Pino, non so risponderti. È talmente impegnativo quel che l’anarchia chiede a ciascun essere umano: comportarsi in modo talmente responsabile e rispettoso degli altri esseri con cui condividiamo la vita da non aver bisogno di alcuna legge. È un compito così grande che posso pretenderlo solo da me stessa. 

Caro Pino, ti farà piacere sapere quel che ho visto oggi al corteo del 12 dicembre: la fiammella libertaria è ancora accesa. 

Eleonora Cirant

I revenant. I fantasmi che ritornano

I revenant. I fantasmi che ritornano

Mentre una maggioranza di cittadini non votanti indossano il cilicio al cervello, altri alimentati da forti dosi di “bromuro” hanno fatto la scelta opposta, votando per la destra.

Non sono fenomeni paranormali, ma veri cittadini partoriti dall’eterno fascismo tutto italiano. Quella parte maledetta che emerge dalla storia mai digerita. Mentre una “sinistra” (?) naviga su zattere nel mare ignoto e senza approdi, come naufraga. Siamo passat? dal tirarsi il naso, al meno peggio, sino ai peggiori.

Dopo vergognosi anni di leader s/fascisti siamo giunti al culmine: dopo averle provate tutte le cittadine si sono arrese? La disaffezione verso la “sinistra” (?) ha radici molto lontane, per anni hanno governato come “litore”, la retorica dei paraculi. Mentre i media berlusconiani promettevano vacanze settimanali nelle casette di Hansel e Gretel, I candidati “democratici” varavano riforme liberiste allontanandosi dai ceti operai. Non poteva andare altrimenti.

Oggi siamo alla fine delle illusioni. Hanno vinto gli intrattenitori e le intrattenitrici ed è anche la vittoria del risentimento verso le politiche economiche dell’Europa. Non si distingue più tra responsabili e irresponsabili, viste le dichiarazioni sulla guerra in corso e il virus ancora attivo.

Ora viene da chiedersi quale storia o film vedremo. Sarà quello della gatta cenerentola o quello alla John Waine. Se seguiamo le tracce della cultura della presidente Meloni, sicuramente sarà il Signore degli anelli.

A. Montanaro

1.11.2022

Immagine: https://www.flickr.com/photos/boudewijn_huysmans/32777860707/

Ottobre nero

Ottobre nero

Finalmente l’Evita della Garbatella ce l’ha fatta, Ur-fascismo è stato sdoganato. Dopo averne coltivato inesorabilmente, per anni, il desiderio ventrale, perennemente alla ricerca dell’uomo della provvidenza, la destra si ritrova ora con una donna partorita direttamente dal vecchio movimento sociale italiano, erede nazionalista imbevuta di letteratura di Tolkien “signore degli anelli”. Democraticamente eletta nel deserto delle forze democratiche, latitanti da anni, forze capeggiate da piccoli leader narcisisti e disfattisti.

Paghiamo quello che da anni è stato inflitto a cittadini e cittadine, il disarmo dell’intelligenza critica verso le riforme liberiste, l’abbandono dei lavoratori di fronte alle rapine dei loro diritti, la mancanza di una politica europea efficiente, l’aver mandato al governo europeo – fatte poche eccezioni – mezze tacche senza nessuna esperienza.

Il dopo-elezioni incomincia a fare proselitismi, già molti iniziano a elogiare il prossimo governo, posizionandosi per rientrare.

I giornali di destra (Il Giornale, Libero, La verità e altri) iniziano la loro campagna di regime di memoria mussoliniana. Si sognano manganelli e olio di ricino. È tutto un divenire vendicativo verso i giornalisti democratici, ancora il governo è a venire e già si sente il fetore del fascismo.

Ci aspettano anni terribili, con una guerra in corso che rischia di diventare mondiale, con la crisi che ci colpisce, prezzi alti e lavoratori licenziati, un debito stellare.

Vedremo come la coatta della Garbatella gestirà le nubi che si sono addensate da anni. Avremo un orizzonte? O basterà cancellarlo?

A. Montanaro

Foto: https://flic.kr/p/2jxZymP

Ah ça ira – ça ira ça ira!!!

Ah ça ira – ça ira ça ira!!!

L’ambasciata del genere umano fra i lumpen migranti e le meduse proletarie.

“Lobotomizzati” alla ricerca della madre dolorosa, con la nostalgia del passato fascista mascherata nelle abitudini individuali dove si sgrana senza posa il rosario dei ricordi nostalgici.

Nelle scorie del passato, la tossicità del presente politico si manifesta attraverso insignificanti leaderismi circondati di congreghe di spacconi e bulli, come l’idra di Erna. Tutti concorrono ad essere despoti di se stessi.

Si distoglie lo sguardo dalle guerre distruttive, come si distoglie la distruzione dallo sguardo come l’occhio dei piloti che sganciano le bombe sulla città e volano lontano.

La guerra che viene proposta come sacrificio moderno è un’immane impresa industriale. Si parla di popoli interi da eliminare o inevitabili drop-out che ogni giorno vengono espulsi dalla macchina sociale.

Nel passato si scavavano trincee che diventavano tombe, oggi i sacrifici si sono spostati dagli altari per onorare le divinità agli altari tecnologici, dove l’umanità si è trasformata in algoritmo.

Con la sostituzione dell’umano in avatar (meta-verso), si vive in un cieco presente rovesciato in carnevale di abbondanze finte, mentre si avanza nella trappola della rassegnazione e nell’accettazione del non vissuto.

Si è Passat dai nazi-fascisti doc alle democrazie autoritarie camuffate in senso parlamentare, ora con l’avvento del liberismo finanziario globalizzato predicato dai Chicago Boys siamo passati a un fascismo mascherato.

… come ci mancano le tricoteuse parigine…

A. Montanaro

L’era dei lupi neri

L’era dei lupi neri

Nel parlamento come saloon risonante, vecchi politicanti tendono a somigliare ai loro elettori-servitori. Si manifestano nella risacca lunare per nutrirsi della segatura mentale che riempie i cervelli della destra tutta italica.

Così vengono siglati patti di stupidità per le buone cause. Mentre le carneficine a fin di bene si espandono nel mondo, nel secolo del pirocene romano va in scena la rappresentazione finale della politica italiana.

Siamo passati dallo spirito della legalità democratica allo spirito tecnocratico. Con una successione di premier “tecnici” al governo, entriamo quindi in una fase di tecno-soluzionismo, da qui alla ricerca dell’uomo o della donna della provvidenza.

Ora che l’eccesso del comico “grillo” nelle quotidiane politiche conduce rapidamente al suo fallimento, finisce la non storia di un movimento nato dalla vanità di un manipolo di rampolli senz’arte, che illusi dalla comicità credevano di fare una rivoluzione (quella dei parvenù). Ora giacciono come soprammobili funerari di non gloria, cercano di sfuggire alla pesantezza assassina, personaggi forzati, impastati e appiccicati ai loro desideri, alle loro false passioni, ai vizi di politicamente corrotti, come il rito della torta di Beltane, non rito di sacrificio ma di tradimento.

Nell’estate più torrida è partita un’armata di cicale, che attraverso lo “stargate” della penisola hanno assordato i futuri elettori.

Nell’oscura compagine para-fascista si prenota una vecchia mummia per un posto al senato, un oligarca che in passato ha rovinato e ridicolizzato l’Italia.

Ci siamo ritrovati di nuovo nella palude di Lerna.

Ci meritiamo tutto questo?

A. Montanaro

Immagine: Trippy Trevor (They Might Have Feelings)
https://www.deviantart.com/trevor4ever/art/Trippy-Trevor-They-Might-Have-Feelings-582306509

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