Umano non umano

Umano non umano

L’umanesimo di ieri sta crollando a pezzi e il trans-umanesimo di domani già aspetta fuori il proprio turno. Elon Musk lancia la sfida con il primo essere umano con l’impianto di Neuralink nel cervello.

È arrivata l’era del cyborg, per ora si dice; aiuterà le persone malate, ma domani?

Così il tempo del dominio del vecchio continente cede il passo al potere dei soldi, dell’intrattenimento, alla logorrea, alla politica spettacolare e allo spettacolo della politica.

Con la scusa del progresso avanza la reificazione. Si fa in modo che tutto possa venire affittato, comprato e venduto, nel traffico di esseri umani la solidarietà è solo in rete, “senza sporcarsi le mani”.

L’essere umano nuovo è già marcia per la sua strada; oggi è decostruito, come dire. Ecoresponsabile, ecofemminista, ecopolitico, ecocittadino, ecodurevole, etc… ma infinitamente prodotto di mercato. Mentre le guerre in atto macellano uomini e donne vere, si preparano nuovi scenari per le future guerre.

Saranno i nuovi uomini cyborg comandati e programmati da computer che prenderanno il sopravvento sull’umanità residua.

Ai nostri giorni, senza speranze prevedibili, siamo dominati da potenze politiche e finanziarie che ci minacciano, costruendo una società tecnologica che ci sottometterà nel futuro.

Siamo condannati a subire la lotta di giganti imperiali che ci stanno trascinando in una corsa verso il disastro. Bisogna fare resistenza contro la nuova schiavitù, resistere all’ignominia e alle menzogne, all’odio e al disprezzo.

La resistenza preparerebbe le giovani generazioni a pensare e ad agire contro l’imperialismo degli uomini robot.

Non ci servono i pianti delle periferiche.

A. Montanaro

Il paradosso del così è

Il paradosso del così è

Vivere una radicale ambiguità, dove tutto è, al tempo stesso, falso e assolutamente vero e dove il falso, senza cessare di essere falso, è assolutamente vero.

Oppure, vivere appesi come pipistrelli nella caverna senza memoria della storia umana, ma vivere solo di ombre del passato, che si riaffacciano alla nostra contemporaneità con la destra neo-fascista al governo del paese.

Ora è più chiaro che mai verso quale futuro vogliono dirigere il paese, programmare una democrazia autoritaria modello ungherese.

Nel contesto vengono rivisti i piani della P2 di Licio Gelli. Piano che non riuscì ad essere attuato dai governi precedenti anche se attraversati da piduisti.

Il tentativo meloniano va nella stessa direzione, con l’occupazione dei media pubblici, bavagli ai giornalisti e riforme della giustizia per farla arretrare rispetto al principio che tutti i cittadini sono uguali; con riforme economiche contro i cittadini e cittadine in condizione di precarietà; con lo smantellamento della sanità pubblica a favore della sanità privata, come già si verifica da anni in Lombardia sulla strada tracciata dai governi Formigoni; con i provvedimenti nella scuola in direzione autoritaria. Con una politica contro le donne, contro la loro autonomia e la parità dei generi. Con l’adesione totale in tutti i teatri di guerra e un pericoloso disegno di mettere mano alla Costituzione per andare verso un regime presidenziale.

Cos’altro deve avvenire per aprire le coscienze dei cittadini e svegliarsi dal torpore melenso della politica meloniana?

A. Montanaro

Insuccesso degli stupidi

Insuccesso degli stupidi

Tempo perso si sposò con Ignoranza ed ebbero un figlio chiamato Pensai, il quale a sua volta si sposò con Gioventù da cui ebbe molti figli: Non ci avrei mai pensato, Non avrei mai creduto, Non me ne sono accorto, Chi l’avrebbe mai detto. Quest’ultimo si sposò con Indolenza e generarono Va bene, Domani vedremo, C’è tempo, L’occasione non mancherà. C’è tempo poi si sposò con Non ci avevo pensato, da cui nacquero Me ne son dimenticato, Son fatti miei, Nessuno me la farà, Finiamola, Me la vedrò io.

Son fatti miei si sposò con Vanità ed ebbero per figli Quantunque non vogliate, Faccio quello che mi pare, Spocchia. Quest’ultimo si sposò con Non c’è da preoccuparsi e da essi nacquero Godiamocela e Disdetta, che prese per marito Poco cervello e insieme generarono una prole davvero numerosa: Che gliene importa, Parrebbe a me, Non è possibile, Non me lo dire, Gliel’ho giurata, Si vedrà, Lo vedrete, Tante grazie per il consiglio, Anche questa è fatta, Possa morire sul colpo, Dica quel che vuole, Tanto vale rischiare, A me che me ne viene, Nessuno è mai morto di fame, A pagare e morire c’è sempre tempo.

Spocchia rimase vedovo e si sposò in seconde nozze con Stupidità e dilapidò tutto il suo patrimonio. Disse l’uno all’altro: abbiate pazienza che prenderemo a prestito denaro sufficiente per spassarcela tutto l’anno e il prossimo. Dio provvederà. E, consigliati da Non mancherà, così fecero. Non avendo, alla scadenza, di che ripagare quanto avevano preso a prestito, Inganno li mise in carcere dove furono visitati da amici potenti e fu grazia. Povertà li portò all’ospizio dove finirono i loro giorni. Li seppellirono con la bisavola Faccio quello che mi pare. Lasciarono anch’essi molti figli e nipoti che vagano sparsi e dispersi per il mondo.

(Un gioco di accostamento tra la genealogia degli sciocchi di Baltassar Gracian e il governo meloniano, di A. Montanaro)

Immagine di A. Montanaro

L’infinito odio

L’infinito odio

Ma quanti e quante palestinesi devono morire per placare la sete di vendetta di Israele?

Si pensa così di risolvere la questione della Palestina? Non sarà la complicità degli Stati Uniti, come saranno le corrotte monarchie e soci arabe a risolvere l’infinita guerra in quel territorio. Mentre l’Europa si nasconde dietro le consapevoli colpe del passato per non intervenire condannando il genocidio che avviene a Gaza.

Quanto territorio serve ancora ad Israele per estinguere l’identità palestinese? Se si pensa di risolvere il problema espellendo definitivamente i palestinesi, è una speranza vana. Tutto questo alimenterà l’odio delle loro generazioni future, per altre guerre a venire.

Come non sarà la soluzione dei due stati. Quello che avverrà nel futuro sarà l’estinzione dello stato d’Israele, non per mano palestinese ma per mano degli stessi israeliani: saranno i coloni che, armati di tutto punto, non accetteranno nessun accordo di pace. Sarà una guerra interna che distruggerà Israele, se non si fermano i coloni.

Finalmente finiranno i ricatti con la scusa dell’antisemitismo verso chi critica il governo israeliano. Faranno tutto da soli e questo è il risultato di uno stato costruito contro una popolazione già residente in quei territori.

A. Montanaro

Nell’abisso del futuro

Nell’abisso del futuro

Come si continua a ballare, anche quando il diavolo bussa alla porta, mentre si setaccia la storia del presente! Nella Babele in attesa della distruzione della “civiltà” contemporanea, con guerre, con armi, con la finanza, con la distruzione della sanità e dei servizi sociali in genere, con la distruzione sistematica della terra.

Ora sappiamo che gli incubi sono la realtà quotidiana e non si sogni, come ci viene raccontato dai media asserviti al potere nell’altra guerra che si conduce, quella dell’informazione.

Fieri da piccola Italia, il belpaese dei B. and B.”, siamo lontani dal “fare gli italiani”, oberati dalla dissuasione e dall’ignoranza, anticamera della deculturazione. Piegati dalle teorie razziste pubblicizzate da elementi che siedono in parlamento. Tutto viene mentito nelle informazioni ai cittadini, soggetti alla pesantezza del lavoro precario e nocivo. Come nella “casa di ispezione”, il Panopticon di Jeremy Bentham, così è la geografia del lavoro presente, una geografia che comincia a prendere forma nel passato a partire dalle teorie di S. Babbage (il primo informatico) sulla gestione del tempo lavorativo, delle teorie di Tayolor sulla gestione della forza lavoro ai fini della produzione di massa, tutto confluito nelle pratiche di Amazon e soci.

Ed è già futuro, con la IA e gli algoritmi si governerà il mondo. Siamo entrati nell’era della decadenza umana: le macchine al lavoro senza lavoratori, partiti e governi nullificati, guerra in permanenza. L’ultimo traguardo: fine dell’umano.

Persino il tempo viene privatizzato, come i corpi gestiti nei computer della produttività aziendale. L’unico futuro possibile è la schiavitù tecnologica al servizio dell’economia drogata.

Cosa ci resta della nostra umanità?

La terra dell’odio

La terra dell’odio

Un odio antico si aggira nella Palestina da quando, nel 1948, si proclamò lo Stato d’Israele. È il peccato originale degli europei, subito dopo la seconda guerra mondiale, dopo le dichiarazioni di T. Herzl secondo cui la Palestina era una “terra disabitata”; parole con cui l’ideatore del sionismo aprì la via dell’immigrazione ebraica in Palestina, allora sotto mandato britannico. Le responsabilità inglesi in tutto ciò che ne seguì sono scritte in fatti e documenti storici, tra cui la nota “Dichiarazione Balfour“, con la quale, nel 1917, il ministro degli esteri inglese rivela il favore del governo britannico all’idea di stabilire in Palestina la “dimora nazionale per il popolo ebraico”. Poi ci fu l’Olocausto e gli europei, pur di disfarsi dei sopravvissuti da campi di sterminio, chiusero gli occhi per non affrontare il concatenarsi di problemi derivanti dalla creazione di un nuovo Stato in una terra che disabitata non era.

Da 70 anni si succedono guerre, sia per colonizzare i territori palestinesi sia per difendersi. Da chi? Per fare chiarezza bisogna dire da subito che Israele è uno stato militarizzato (molti premier che si sono succeduti nel tempo provengono proprio dalle fila militari, incluso lo stesso Netanyahu). Con la scusa del ritorno alle origini, “bibbia alla mano” si sono usurpate terre su cui vivevano e lavoravano le popolazioni palestinesi.

Per chi oggi critica ciò che accade in quelle terre, subito parte il refrain dell’antisionismo. Dall’antisionismo all’antisemitismo si chiude il cerchio per giustificare tutte le azioni repressive contro il popolo palestinese.

Oggi il nemico è Hamas, ieri era l’OLP, tutti etichettati terroristi. Nessuno si ricorda cos’erano i gruppi di Haganah/Stern, organizzazioni paramilitari terroristiche ebraiche attive negli anni ’20 durante il mandato britannico, poi integrate nelle forze armate israeliane. Si tace sulle operazioni israeliane fuori dal proprio territorio nazionale, sugli attacchi mirati contro la leadership palestinese, sulla reclusione di migliaia di adolescenti nelle carceri, sulle sparatorie continue dei coloni armati contri i palestinesi.

Basta sentire le dichiarazioni razziste del ministro degli interni israeliano, lo stesso che in questi giorni distribuisce armi ai coloni. Ascoltare lo schifo delle dichiarazioni sia nostre che di altri paesi dove le destre che ieri negavano la Shoah oggi sono schierati tutti con Israele. Quante occasioni sono andate perdute di non tacere l’orrore che la guerra di Gaza sta producendo.

L’umanità perde l’occasione della pace, se ti tace sui massacri.

A. Montanaro

Foto di Antonio Lopez da https://flic.kr/p/5T2WXp

Vai alla barra degli strumenti