Memoria antifascista

Memoria antifascista

Dopo l’ennesima cancellazione da parte del Comune per stupidi motivi di “decoro”, oggi il murales in memoria di Dax in Darsena a Milano è stato ripristinato e al suo volto si sono aggiunti quelli della partigiana Lia, di Marielle Franco, e di Carlo Giuliani. L’operazione è stata organizzata da collettivi antifascisti milanesi e presidiata da molti/e compagni e compagne.

Tutti i mesi dell’anno sono segnati da date che ci ricordano le uccisioni di compagni e compagne dal dopo guerra fino ai giorni nostri. Pensiamo che come il 25 aprile segna la liberazione dal nazi fascismo e con esso di tutti i partigiani e non, oggi, dal dopoguerra ad oggi, avremmo bisogno di una data per ricordare tutte le persone uccise da fascisti o apparati dello stato.

Le memorie individuali prima o poi si dileguano, ma una una data come quella del 25 aprile si rinnova anno dopo anno per generazioni, restando nella memoria collettiva. Fino a quando non avverrà comunque, saremo presente a tutte le commemorazioni. Il nostro antifascismo sarà sempre presente là dove attecchiscono i semi del fascismo, che tenterà di manifestasi in tutte le sue forme, anche attraverso le istituzioni e nel revisionismo storicoAntifascismo e barricate, saluti a pugni chiusi!

Chiediamo il richiamo dell’ambasciatore italiano dalla Polonia, firma la petizione

Chiediamo il richiamo dell’ambasciatore italiano dalla Polonia, firma la petizione

Chiediamo il richiamo dell’ambasciatore italiano dalla Polonia per chiarimenti sullo Stato di diritto di questo paese in relazione a provvedimenti che non colpiscono solo i cittadini e le cittadine polacche, ma mettono in dubbio le regole comuni che sanciscono il patto di adesione alla Comunità europea e dunque ci riguardano.

La sentenza del Tribunale costituzionale polacco, entrata in vigore il 27 gennaio ’21, rifiuta “il benessere della donna come motivo valido per l’interruzione della gravidanza anche in caso di patologie fetali gravi e incompatibili con la vita” e apre la strada a potenziali ulteriori divieti di aborto in caso di stupro e incesto. 

La decisione del Tribunale costituzionale va letta nel contesto più ampio dell’attuale crisi dello Stato di diritto in Polonia, crisi che colpisce l’indipendenza della magistratura. La legittimità del Tribunale costituzionale, infatti, è stata gravemente minata dalle riforme attuate dal 2015 dal partito al governo, come denunciato dai dossier dei partiti di opposizione e da organizzazioni a difesa dei diritti umani.

Dal 22 ottobre scorso, la repressione del governo tramite la polizia di Stato non si è mai interrotta – sia durante le molte manifestazioni di protesta che avvengono nel paese, sia al di fuori – come denunciato dalle attiviste e dalle organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, IPPF, Civicus. Durante le manifestazioni si ripete la tattica illegale, definita “kettling”, dove le persone in strada sono bloccate dentro al cordone di polizia, è impedito loro di muoversi e allo stesso tempo si chiedono loro i documenti di identità per essere poi accusate di “partecipazione a un raduno illegale”. Inoltre le persone sono arrestate e trattenute illegalmente, deportate dal luogo di fermo in sedi molto distanti, in modo da essere più difficilmente raggiunte dal supporto legale.

Per questi motivi ci rivolgiamo al Ministero degli Affari esteri, al capo del governo e al Presidente della Repubblica.

Contatti: laviolenzasulledonneciriguarda@gmail.com

Firma la petizione: https://www.change.org/p/ministero-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-polonia-ritiro-dell-ambasciatore-italiano

Polonia, fascisti nel cuore dell’Europa

Polonia, fascisti nel cuore dell’Europa

Le dittature fasciste si aggirano in Europa, mascherandosi dietro elezioni democratiche. In nome del diritto di opinione, il fascismo si diffonde e penetra nelle istituzioni della malata democrazia rappresentativa ed usa il potere per calpestare libertà e diritti di tutti. In particolare delle donne.

Come in Polonia, dove il governo ha dichiarato guerra alle donne, calpestando le loro scelte attraverso l’uso antidemocratico del sistema giudiziario ed esecutivo e passando dal divieto di aborto anche in caso di malformazioni fetali.

Le sanguinarie associazioni cattoliche appoggiano il governo criminale polacco, ispirato al dominio maschile e patriarcale.

Chiediamo il ritiro dell’ambasciatore italiano dalla Polonia, come primo atto.

Anche in Italia non siamo messi bene. Anche qui il fascismo si diffonde tramite le istituzioni e a tutti i livelli di governo. E i segnali sono tanti. Come la recente perquisizione alla Casa delle donne Lucha Y Siesta, che ospita donne in uscita dalla violenza, o come la proposta di legge, in Umbria, a firma Lega, che intende modificare il testo unico in materia di Sanità e Servizi Sociali della regione.

Le pubblicità cattolica contro le scelte delle donne nella gravidanza sono all’ordine del giorno e agiscono indisturbate dove le amministrazioni sono fascio-leghiste.

I femminicidi non si fermano mai e i giornali continuano a parlarne in termini che sminuiscono le responsabilità degli aggressori e omicidi, tutelandoli.

Proprio la responsabilità è il punto di partenza di ogni nostra azione di cambiamento: la violenza sulle donne ci riguarda. A partire da questa responsabilità devono cambiare i nostri comportamenti individuali e però anche gli elementi strutturali quindi l’organizzazione del lavoro salariato e di cura, la formazione nelle scuole oltre che in magistratura e forze dell’ordine, l’organizzazione dei servizi socio-sanitari.

#ToJestWojna

#Women’s#Strike

#StajkKobiet

Con le donne polacche contro i patriarchi europei

Con le donne polacche contro i patriarchi europei

Come non solidarizzare con le donne polacche contro l’attacco criminale e violento del governo e delle istituzioni al diritto all’aborto?

Jarek Kubicki è l’ideatore dei poster che sono diventati parte dei simboli visivi della protesta in corso. Con “vaffanculo/levati dalle palle” scritto in rosso stile “Solidarnosc” e donne armate a sfidare i criminali al potere.

Fra i patriarchi europei c’è la gara a chi opprime e reprime la libertà di scelta delle donne. In Italia sono più “democratici”, ingoiano una legge (la 194) ottenuta dalle donne dopo anni di lotte e ottenuta sotto il segno del compromesso fra i partiti dei diversi schieramenti, ma l’aggirano con l’obiezione di coscienza (prevista dalla legge stessa). Qui obiettano i medici, ma anche i farmacisti sulla contraccezione di emergenza, cosa che non potrebbero fare.La violenza non cambia, tutte le armi sono buone per dominare, criminalizzare e assassinare le donne.

Ben venga allora qualsiasi autodifesa da parte delle donne nei confronti degli uomini accecati dall’odio iniettato dalla cultura patriarcale. Ben venga che reagiscano contro chi vorrebbe abbatterle, controllarle, ostacolare nelle loro scelte.Vergogna di essere uomo? No, assolutamente, sono verbalmente e violentemente incazzato.

Vito Dileo

Fonte delle immagini e della notizia: https://www.polityka.pl/tygodnikpolityka/kultura/1976826,1,butelki-z-benzyna-w-formacie-jpg-czyli-sztuka-protestu.read?fbclid=IwAR27_gsxmRsiuW3jkMNM_yHKT99h6nWOdKqraIochp2LkDJn0e-J_iClCmc

Sanremo e i cantonti

Sanremo e i cantonti

Festival di Sanremo. Sono un uomo e sono contrario allo sdoganamento di “cantonti” che, con il benestare dei discografici, propagano messaggi cruenti e violenti contro le donne per fini commerciali (coprendosi la faccia). Non dovrebbero bastarci le scuse e l’affermazione che, in nome del successo, quella canzone scritta tre anni fa è acqua passata.

Il signor quizzarolo Amadeus, direttore del Festival (benché, stando alla cronaca, non sia un grande esperto in campo musicale), anche lui si scusa per quella frase sulle donne brave perché sanno stare un passo indietro al marito o compagno famoso. Dice di essere stato frainteso, che lui è buono, ama e rispetta le donne, si sente libero di dire “bellissima” a tutte, e dichiara di non contare nulla in famiglia. Ma poi, nascondendosi dietro le regole dell’organizzazione non respinge quel cantonto di cui mi rifiuto di fare il nome.

Bravo signor Amadeus! Immagino che lei sappia che la potenza della musica incide sulla coscienza delle persone e soprattutto sui giovani in cui si sta ancora formando il senso critico. Davvero bisogna dare a certi cantonti la possibilità di essere dei maestri (culturalmente cantando) di vita?

Alcune cantonti, purtroppo donne, dichiarano che l’arte non va censurata mai, anche quando inneggia alla violenza e allo stupro. Ma quindi, per esempio, chi oggi usa la musica per inneggiare all’odio razzista e allo sterminio di altri esseri umani, domani potrebbe trovarsi aperte le porte del Festival di Sanremo?

Cantiamo e balliamo, anche questo è il Festival della canzone italiana… olè!

V. Dileo

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