Africa addio!

Africa addio!

L’Africa ormai non ha più spazio dentro l’Africa, non si rassegna più a morire in Africa.

Si sta consumando una delle più grandi migrazioni della storia umana. Ondate di africani senza lavoro e senza speranza di una terra che non è più loro si muovono verso nord, verso l’Europa della ricchezza e del benessere. Attraversano il Mediterraneo lasciandosi dietro una serie di annegati – altri morti, sempre più morti per assoggettarsi a condizioni di esistenza indegne, sprovvisti di ogni cosa, insultati da tutti i “leghisti in testa”, sfruttati dai caporali nei campi assolati della raccolta in agricoltura con pochi euro al giorno.

Quando l’Europa colonizzò l’Africa non fece altro che sfruttare a proprio esclusivo vantaggio le immense ricchezze materiali del continente africano.

I venti che i paesi colonialisti europei in maggiore o minore grado andarono a seminare in Africa si stanno trasformando in tempeste devastanti.

L’Europa deve restituire all’Africa quanto le ha rubato in centinaia di anni di impietoso sfruttamento.

Assistiamo ovunque all’alleanza tra regimi anti-democratici e autoritari, comunitarismi identitari e xenofobi. Contro il dominio di questi sistemi bisogna difendere i diritti umani, farlo nel quadro della difesa dei territori devastati dalle guerre dell’egemonia e della globalizzazione e da un liberismo che ha l’obiettivo di abolire tutti gli ostacoli che si oppongono al raggiungimento del massimo profitto, compresi quelli sociali, politici, e culturali.

Non facciamoci ingannare da chi sostiene che il problema richieda solo uno sforzo di solidarietà.

L’appello alla buona volontà è pericoloso, perché è la nostra stessa libertà, è il rispetto della nostra dignità ad essere messo in discussione dalle manifestazioni xenofobe al servizio dei nuovi monopoli.

Non c’è da affidarsi ai partiti “democratici” che da molto tempo hanno smesso di pensare, mentre si attendono gli artisti e gli intellettuali che si decidano a proclamare una insurrezione morale (non moralista) per condannare i crimini commessi, tutti senza eccezione contro ogni forma di discriminazione umana.

Non si può essere passivi di fronte al verbo salviniano affezionato all’intelligenza del manganello e agli insulti sessisti, come quelli contro la comandante della Sea Watch 3.

Non vanno dimenticati i media, dove dominano le parole a vuoto, a conferma della tipica tendenza a nascondere i problemi reali, e la disinformazione permanente data dall’eccesso e dalla manipolazione di informazione unita al basso livello di istruzione.

Image: ‘Madagascar. (in explore)’
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Pharmakon. La cura al veleno

Pharmakon. La cura al veleno

Per essere cittadini e cittadine liberi, si devono condannare con fermezza il consumo massiccio delle risorse della terra, consumo destinato a mantenere il culto di un ordine ritenuto sacro, il lusso dei ricchi o il potere dei dittatori.

L’identità sovranista è la principale fonte di distruzione al servizio di un demone nascosto, una forza che giustifica il razzismo in tutte le sue articolazioni. Distruzione, quindi, della libertà.

I diritti umani sono al di sopra delle leggi. Contro le leggi di Salvini “sulla sicurezza” bisogna praticare la disobbedienza civile.

Quesi narcisisti dei 5 Stelle che si nascondono nel sepolcro confortevole del vuoto, indottrinati dalla piattaforma della Casaleggio ass., si sono trasformati in predicatori alla Hyde Park Corner. Non danno risposta alla profonda crisi in cui ci troviamo. La globalizzazione totalitaria del potere produce de-soggettivazione, nel connubio di intelligenza artificiale e politiche antidemocratiche che blindano come gabbie le reti virtuali in cui siamo chiusi.

Nello stesso spazio si colloca la lega di Salvini, che predilige una predicazione razzista post-fascista, chiudendo porti e negando l’accoglienza ad immigrati e rifugiati. Dimenticando che “quando gli abitanti dell’Italia erano Neanderthal, la nostra specie erano gli immigranti”.

Nella vergogna di chi non sa fare altro che chiudere le frontiere davanti alla miseria del mondo, l’ideologia leghista che con la violenza rifiuta l’accoglienza ha sempre quella antica visione separatista del Nord, condita di insulti verso i meridionali ed altre minoranze.

Siamo passati dall’era industriale alla globalizzazione finanziaria, dalla sparizione dei partiti al populismo. Non ci sentiamo più impegnati da un modello, da un capo o da un partito: in questa condizione, i nostri impegni non possono venire da nient’altro che dalla coscienza della nostra responsabilità.

Siamo ancora in grado di sentire la voce della coscienza, che ci sussurra che quell’uomo bianco o nero o di altro colore, quella donna, quel bambino sono esseri umani, sono soggetti umani. Proprio come noi!

Per questo la lotta per i diritti umani universali non deve mai fermarsi.

Image: ‘What are the human rights issues facing the world today? l Inside Story’
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Non siamo d’accordo!

Non siamo d’accordo!

Greta Thunberg: “non voglio le vostre speranze, voglio che abbiate le mie paure”. Rami Shehata: “la cittadinanza è il mio sogno, anche per i compagni di origine straniera nati qui”. Simone: “nun me sta bene che no, so’ minoranza che sì, le sta a fà leva sulla rabbia della gente di Torre Maura, er quartiere mio, pe’ i suoi interessi”.

E’ l’ora degli e delle adolescenti che si ribellano contro gli orchi suprematisti e fascisti. Lo dicono con semplicità, a ritmo di rap, che no non gli sta bene quello che fanno gli adulti contro stranieri e Rom, a partire dal ministro Salvini che usa un linguaggio razzista in ogni sua esibizione online.

Sono come molti cittadini democratici che volontariamente aiutano altri esseri umani che si incamminano sulla strada della dignità e che sono le vittime della finanziarizzazione sociale prodotta dalla globalizzazione e dalle guerre infinite scatenate per l’appropriazione delle ricchezze dei territori da cui scappano. Esseri umani considerati scarti.

Dall’altra parte ci sono quelli che urlano contro il miliardario ebreo Soros, in combutta con i Saggi di Sion per la sostituzione etnica dell’Europa. Ci sono quelli di Verona, amanti della famiglia cosiddetta “tradizionale”, un uomo e una donna, anche se di famiglie ne possiedono più d’una. Quelli che pensano che i gay vadano curati e messi al rogo, se non si convertono. Reazionari, che incontrano soltanto l’opposizione di giovani schifati da tutto questo.

E poi ci sono gli indifferenti, costituiti come una cultura specifica, una bolla sociale che sta diventando l’habitat quotidiano, il liquido sociale in cui galleggiano gli egoismi.

Il fascismo sta tornando, in forme diverse da quelle storiche che conosciamo, sul quale non abbiamo un sapere consolidato che ci permetta di vedere cosa succederà nel prossimo futuro.

Il vento che si leva dalla destra estrema a partire dal contratto di governo giallo-verde, avrà conseguenze politiche a breve. Anche se le parole e gli slogan dicono ben poco di quello che sta accadendo sia intorno a noi che dentro di noi.

Saranno le ragazze e i ragazzi adolescenti a farci aprire gli occhi sulla deriva autoritaria che attraversa l’Europa?

Comunque la storia ci dice che i fascismi finiscono tutti in Piazzale Loreto.

A. Montanaro

Image: ‘Nous voulons des Coquelicots! +++++++++++DSC_5125_edit’ Nous voulons des Coquelicots!                    DSC_5125_edit Found on flickrcc.net

Cretinocrazia e neo-fascismo

Cretinocrazia e neo-fascismo

Governo Lega-5S-Casaleggio. Dopo mesi si comincia a capire chiaramente l’orizzonte verso cui lo dirigono i suoi principali protagonisti, cioè la coppia Salvini-Di Maio, con il contorno dei vari sottopancia addetti alla comunicazione-propaganda volta a magnificare le sciagurate azioni messe in atto.

Attraverso il decreto sicurezza indirizzano l’odio verso migranti e diversi e sequestrano naufraghi a bordo di navi di salvataggio, mentre una corale di “cuculidi e canis latrans” incitano ad additare con dichiarazioni guerriere la Francia, nemico di turno.

Ogni giorno si cerca un nemico da odiare, come nelle nouvelle pièce del teatrale sovranismo italico.

Si accodano strateghi dei frati-d’Italia con la proposta di un blocco navale alla Libia, scemenze che trovano creduloni nella tifoseria destrorsa.

Il sequestratore di navi in tournée con divisa da miliziano viene accolto, con baciamano incluso, da folle preparate per il grande evento, dove promette ordine e disciplina ed onestà, dimenticandosi dei milioni rubati dal suo partito.

È tutto uno storytelling con bacioni per gli avversari della sua azione di governo, che ricorda un altro baciatore di professione, “Cuffare vasa-vasa”, finito in digrazia.

Atmosfere cupe si affacciano all’orizzonte, con alcuni giornali che insultano i gay (sempre che “Libero” si possa definire un giornale!), senatori che postano i “savi di Sion” (vedi E. Lannutti), un falso inventato nell’epoca zarista per poter attuare i pogrom verso gli ebrei, usato anche dai nazisti in Germania.

Cos’altro deve accadere perché cittadini e cittadine comincino a prendere coscienza del buco nero in cui ci siamo cacciati? Quante altre aggressioni devono avvenire prima che si cominci a chiedersi come agire contro l’inciviltà di questi governanti che stanno portano il paese nel triste passato già vissuto?

Dopo questi mesi passati nell’inazione, con un’opposizione che permane nel coma in cui è caduta, prima che sia troppo tardi bisogna organizzarsi per fermare questa deriva che sicuramente ci porterà fuori dall’Europa. Che sarebbe un danno enorme, anche se questa Europa ha non poche colpe  per la politica di austerità voluta dalla Germania degli ordo-liberisti della scuola di Friburgo.

Più il tempo passa, più disumanità avanzerà. Bisogna stare con Antigone per rimanere umani.

A. Montanaro

 

Image: ‘No Place
No Place
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La peste in Europa

La peste in Europa

Lentamente da anni in Europa l’infezione pestifera reazionaria opera indisturbata, non trovando ostacoli. Pochi e inascoltati i cittadini democratici che non si lasciano impregnare dall’odio verso islamici e africani che nutre e sostiene le teorie sovraniste.

Gli untori della peste sono i presidenti dei paesi cosiddetti di destra, come la Lega di Salvini (detto il capitano) che si impone in continuazione come protagonista in ogni teatrino, meglio se in divisa da poliziotto (ma cambiando look all’occorrenza), arringando le folle virtuali che lo seguono sui social.

Alle prossime elezioni l’Europa rischia molto di grosso, viste le premesse e i programmi di questi partiti. L’odio continuamente alimentato rischia di travolgerci, anche se la stessa Europa ha molte colpe, a partire dalla cieca politica economica che ha messo in atto chiudendosi nel fortino del Parlamento e delle Commissioni, e senza riuscire a fare una riflessione seria sul proprio agire.

Prima che la violenza scoppi, bisogna mettere in atto le riforme che molti cittadini europei chiedono da anni: ad esempio, azioni di rinforzo ai sistema di welfare nazionali, sempre più deprivati anche in ottemperanza alle politiche di contenimento del debito che vanno a pesare sulle fasce più deboli; cooperazione, cogestione e rinforzo delle politiche di accoglienza, revisione del Trattato di Dublino.

I segnali del possibile scoppio della violenza ci sono tutti. L’assassinio, il 14 gennaio scorso, di Pawel Adamowicz – sindaco di Danzica promotore dei diritti di migranti e persone LGBTI – è un segnale della virulenza che rischia di scatenarsi contro i democratici. Questo ci riguarda tutti. Anche in Italia, dove il segnale sono gli atti di violenza contro “africani” e diversi.

Ci sono responsabilità ben precise di chi arma questi violenti. In Polonia il partito di Jaroslaw Kaczynski è il principale artefice dell’odio. Il poliziotto Salvini è andato in visita, forse lo trova simpatico.

Il Movimento 5 stelle M5S-Casaleggio che governa con la Lega trova normale che il primo alleato provochi in continuazione magistrati, sindaci, presidenti che non la pensano come lui?

La rivoluzione pentastellata ha già fallito il suo credo. Una volta toccato l’inebriante potere, si comportano come tutti e tacciono del comportamento eversivo del loro alleato.

Tocca ai cittadini democratici salvare l’Europa dall’orrore della peste, prima che crolli tutto.

A. Montanaro

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