Ex cementeria di Monopoli, vista mare

Ex cementeria di Monopoli, vista mare

“Cementeria” di Monopoli. Arriva in sordina la notizia che sarà ridimensionata la mega speculazione edilizia sull’ex-cementificio che avrebbe comportato la sparizione di una piccola insenatura utilizzata dalla Lega Navale per la scuola giovanile di vela. Delle vicende dell’ex cementificio Italcementi a Monopoli avevamo raccontato in questo video con intervista ad Angelo Papio, descrivendo gli interessi in campo e il progetto edilizio di Marseglia &Co. Oggi, dopo 4 anni, arriva il parere negativo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bari, che frena il progetto per le molte “criticità”.

La notizia, che circola pochissimo, spiazza la giunta comunale di Monopoli con in testa il sindaco Romani che, in quanto uscente, stava preparando il terreno ad un suo erede di cordata. Una botta anche per l’Assessore Lacatena, primo promotore delle future “ramblas” incluse nel progetto, tanto elogiate quanto fraintese, visto che le ramblas esistono a Barcellona e non, come da lui dichiarato, a Madrid.

Le molte dichiarazioni contrarie di cittadini e cittadine, le azioni dei circoli culturali e delle organizzazioni della società civile, infine l’intervento delle autorità preposte hanno finalmente mosso qualcosa per fermarsi a riflettere sul progetto presentato da una cordata di imprenditori, l’ultimo che va ad aggiungersi all’annoso problema della cementificazione dell’orizzonte marittimo di Monopoli.

E’ arrivato anche, in ritardo, l’intervento per smantellare la foresta dei gazebo che infestano il centro storico.

Questi ed altri danni alla città ed a chi la abita, danni di cui finalmente si prende coscienza, sono opera di un’amministrazione in continuità con il passato di speculazione edilizia che ha rovinato il paesaggio urbanistico di Monopoli.

Lentamente ci avviamo verso un cambio di amministrazione, i futuri candidati sono una folla insolita e questo è un segnale che la posta in gioco per il futuro di  Monopoli è alta. Non intendo dare indicazione di voto, ma suggerire di scegliere chi non ci danneggi.

A. Montanaro

Image: ‘Seaside‘  http://www.flickr.com/photos/76451464@N00/26623367209

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Il tempo violato

Il tempo violato

“Chi controlla il futuro, controlla l’umanità”

Dovunque nel mondo esistono racconti che raffigurano gli dèi come malvagi, in una progressione sempre maggiore, e che l’umanità sia andata avanti aggiungendo tratto a tratto fino a raggiungere la più perfetta concezione della malvagità e l’ha chiamata guerra; prostrandosi.

Mentre si attende la metamorfosi per puntare in alto – il Tolemaico di Benn profetizzava che i criminali non fanno difetto; mentre i monaci sono invisibili ma tengono tutt’ora l’ordine del mondo – come i sette veggenti vedici (petrolio) o i sapienti nascosti della Quabbalah (banchieri) – quelli che si fanno vedere sono altri: politici, mafiosi, terroristi, categorie ubique e calamitanti.

Si predica la democrazia estesa a tutti con il privilegio di accedere a cose che non esistono più.

Mentre i necromanti dirigono il mondo digitabile, le moltitudini visionarie si espongono allo shock dell’ignoto. Non ci porta lontano sottolineare, con fanatismo, l’aspetto enigmatico di ciò che è enigmatico; si penetra nel suo mistero grazie alla dialettica che riconosce il quotidiano come impenetrabile e l’impenetrabile come quotidiano (Benjamin).

Sono i veleni di quel passato che bussano alle porte dell’Europa, quei veleni che i dottori non riescono ad individuare se non con il numero ’33 – che sonnecchia sotto la polvere e come un dormiente scomodo ha soprassalti che spaventano! Si annusa un non so che di isterismo… andiamo verso un orizzonte violento e di orrore, si avverte un avvenire buio che porterà l’umanità verso il baratro.

Bisogna dichiarare da subito, forte e alto, tutto il marciume che accomuna emotivamente “l’uomo”, di destra o di sinistra, che si appresta a scatenare l’orrore della guerra.

Il sogno vacuo del proletariato in tuta blu, l’eroe che ci doveva liberare dallo sfruttamento, è sparito nel consumismo e nel neoliberismo selvaggio della globalizzazione.

La vittoria dell’illuminismo coatto da parte del capitalismo finanziario ha prodotto la società del rischio che oggi viviamo, nell’angoscia della sparizione del tempo.

A. Montanaro

Image: ‘Short leash Time‘ http://www.flickr.com/photos/55595914@N05/35203754435 Found on flickrcc.net

Monopoli e il ritorno del rimosso

Monopoli e il ritorno del rimosso

Dopo la grande parata del 4 novembre con sventolio di bandiere e fanfare, il podestà di Monopoli Romani-Romanà ei là là... come promesso, apre i budelli di piazza Vittorio Emanuele, vecchi ricoveri della seconda guerra mondiale.

L’amministrazione che da 10 anni continua a seminare di targhe le vie cittadine, coltiva un ritorno di quel rimosso del regime fascista che funestò l’Italia.

Dopo l’apertura dei ricoveri, molti cittadini preoccupati si chiedono se per caso l’Italia ha dichiarato una nuova guerra. Niente di tutto questo, si tratta di quel rigurgito post-fascista che sta colpendo tutta l’Italia. Monopoli non poteva mancare!

Rigurgito, naturalmente, cammuffato da fatto culturale nelle dichiarazioni del consigliere Spada detto Sciaboletta, coadiuvato dal prof. Cazzorla emerito di storia della fuffa.

Questo tipo di operazione ha un costo di circa un milione di euro e se i soldi sono pubblici, qualche problema si pone… si potrebbe verificare il reato di malversazione di soldi pubblici?

A Monopoli da molto tempo le fabbriche sono state chiuse o delocalizzate e una marea di giovani è senza lavoro, salvo piccole prestazioni estive nel turismo, naturalmente al nero. Il mercato ortofrutticolo è sparito e quello per valorizzare l’attività della pesca non è mai esistito. Le strade cittadine sono rattoppate di continuo. Si potrebbe continuare all’infinito mentre l’amministrazione da anni sperpera soldi per operazioni molto dubbie, come la pavimentazione dell’anello della piazza Vittorio Emanuele, con le mattonelle che saltano via appena pochi mesi dopo la messa in prova. Sono tanti i danni inferti alla città da questa effimera amministrazione che ha distrutto il sociale per un edonismo movidiano.

E si sbandiera l’apertura dei budelli come fatto culturale per i visitatori estivi, solo per averli “adornati” con cimeli del passato. L’opposizione, come sempre, è silente, salvo qualche bisbiglio del solito consigliere Papio, che da solo stancamente cerca di coinvolgere quei cittadini che ancora credono che Monopoli possa essere governata civilmente.

Mi permetto di dare un consiglio agli estimatori culturali dei budelli: perché non disseminarli di vecchi scheletri e trasformarli in catacombe? Chissà che successo! D’altronde Monopoli, con una cultura di base da magliari, farebbe un affare.

A. Montanaro

Image: ‘untitled

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Vite targhettizate

Vite targhettizate

Dopo la globalizzazione della finanza e dei capitali industriali, delle merci e delle immagini, delle delocalizzazioni, è giunta l’ora della globalizzazione dell’umanità. Una marea montante di umanità cacciata dalle guerre civili, etniche e religiose, dal banditismo nei territori devastati dalle guerre per esportare la “democrazia” dell’occidente.

Mentre la solidarietà diventa costosa e cede il passo al bullismo, che non è solo nelle scuole ma nell’itera società nel tipico segno di riconoscimento reazionario e razzista, che scarica le proprie frustrazioni con il meccanismo della “aggressività trasferita”.

Tutto questo avviene quando si privatizza la speranza. Il liberismo selvaggio ha bloccato tutte le aspirazioni di giustizia sociale e le aspettative sociali e personali. Se le generazioni passate avevano una coscienza di classe, oggi con la induzione esasperata di speranze individualistiche ad essere sotto attacco è la speranza di natura sociale.

La separatezza nella e della classe lavoratrice porta alla convinzione che il fare da soli e il proteggere le proprie aspirazioni sia la soluzione.

Questo inganno ci ha proiettato nell’antico grembo medievale. Questo è il clima che si respira oggi, espropriati dal nostro capitale sociale. Ammucchiati in spazi di periferia in cui la vita è “misera, ostile, animalesca e breve”, vissuta come una “guerra di tutti contro tutti”.

Così ci convincono a spendere soldi che non abbiamo per procurarci cose che non ci servono, per fare impressione su gente di cui non ci importa nulla.

In questo status illusorio di “funzione manifesta” e di “funzione latente” (v. Robert Merton), la socialità è modellata da schemi di comportamento basati su bisogni indotti. L’illusoria gratificazione di bisogni immaginari serve a rendere sopportabile la cronica disattenzione verso la giustizia sociale.

Così molti diritti sono stati sepolti vivi, perché abbiamo voltato le spalle alla visione di una società egualitaria, scegliendo una vita di isolamento e solitudine. Ogni giorno, ovunque, si vedono persone incollati ai cellulari, agli ipad, ai tablet, ai laptop, nel disperato bisogno di rimanere in contatto, di comunicare ed essere ascoltati, senza riuscire ad intavolare una semplice discussione con chi hanno accanto, venendo ignorati dal proprio vicino.

Noi abitanti umani della terra siamo come mai in una situazione tragica: possiamo scegliere se lottare per l’integrazione dell’umanità intera o finire targhettizati per sempre.

A. Montanaro

La produzione della violenza

La produzione della violenza

Siamo sempre alle prese con il dilemma se estirpare e bandire una volta per tutte il Signor Hyde dalle viscere del Dottor Jekill, per scambiare di posto la realtà e la sua rappresentazione estetica alla Dorian Gray.

Siamo rassegnati alla “violenza cattiva” mentre ci auguriamo una buona violenza al servizio della legge e dell’ordine, anche se adottano le stesse strategie di quella cattiva.

Quello che il neo-liberismo finanziario inietta nella vita è violenza pura e, nella sua gestione politica, paura.

È la stessa violenza a produrre domanda di violenza. Oggi non manca certo terreno fertile in cui i semi della violenza possano germogliare. Basta guardare e leggere le tecniche dei media per trovare la fonte.

Il concime per far germogliare la violenza va cercato nell’esasperazione e frustrazione per la mancanza di futuro.

La rabbia è indotta anche dai vari leader populisti che quotidianamente la innaffiano generando paure e fobie, che approfittano degli sconvolgimenti nel mercato del lavoro, un mercato che preclude la partecipazione dei lavoratori ma incoraggia la voracità del consumatore, passando da un’inclusione carica di lusinghe e da un’inclusione nella precarietà. Formando convinzioni secondo cui la colpa della violenza è sempre da attribuire a vite “indegne” di essere vissute, vite “Unwert Leben”, etichetta che i vari ducetti populisti appioppano a categorie di cittadini dichiarate indesiderabili, in quanto minacciose –  rom, profughi, perseguitati vari.

Così le storie delle persone non sono fatte attraverso i fatti, ma nello storytelling delle fake news.

La violenza generata dal “fantasma” del ventesimo secolo, dove si impongono le grandi multinazionali con una politica espansiva, coi loro agenti della sicurezza e i governi inflitrati dalle loro lobby.

In questo “vassallaggio”, ovunque i nuovi realismi trovino ascolto, le persone diventano schiave dei media e della realtà che essi costruiscono. Così si erigono i fondamentalismi.

Oggi si viene catapultati nel mondo del troppo e dell’eccesso, dove sprecare è il primo comandamento dei cittadini, con il principio dell’opulenza a dominare la nuova “civiltà”.

La frivolezza delle moltitudini è l’agente semantico del consumismo.

Il tutto condito da una cultura della violenza irrazionale in espansione.

A. Montanaro

Image: http://www.flickr.com/photos/97041449@N00/36871028212 ‘Kettly Noel – Zombification

 

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