Dove tutto è finto, è tutto tragicamente vero. Osservando l’Italia con le lenti del giudizio morale, estetico o critico, si cancellerebbe l’originalità, che deriva proprio dall’aver sfidato il giudizio. Ormai la banalità e l’incultura sembrano accettate, affascinanti.

Tutte le analisi in termini di alienazione, di conformismo, di uniformità e disumanizzazione cadono da sole.

Durante il fascismo la maggioranza era fascista, dopo la sua caduta diventò anti-fascista. L’era democristiana fu funestata dalle stragi non solo mafiose, ma anche dalla teoria della P2 che culminò nella strategia della tensione. Infine arrivò il “cavaliere” Berlusconi e tutti ancora una volta si trasformarono in berlusconiani. Ma il periodo oscuro si manifestò dopo “mani pulite”, quando la politica diventa spettacolo, mutante nell’accumulo di detriti ideologici.

Nel collasso il futuro scompare e il tempo sociale si appiattisce. Resta solo una distopia presente.

Paralizzati dalle gabbie mentali da media di stato e privati, tutti interessati solo ai propri interessi di potere, sia da sinistra (sic) che da destra.

Finalmente finite le pene del passato, il futuro illuminato dalle destre neofasciste al potere ci promette armamenti e guerre già in atto. Protagonisti come sempre, proiettati nelle imminenti catastrofi che ci stanno preparando i soliti prepotenti di turno.

La lezione della storia non serve ai guerrafondai predatori.

Le giovani generazioni devono rifiutare la logica di vittime predestinate, organizzare la disobbedienza civile europea per dire no all’industria degli armamenti, no alla guerra! No a Putin e Trump. Sì alla lotta per il cambiamento e la fine dei governi fascisti.

A. Montanaro