Tutte le storie di un fallimento sono truccate. Mentre la popolazione di Gaza è intrappolata fra la vita e la morte, il sociale e il biologico, inizia una versione di pace secondo la langue trumpiana del nuovo ordine coloniale di conquista post-genocidio, nella fattispecie della teoria distruggi l’urbano per fare spazio alla ricostruzione.

Nelle foschie dei deliri messianici, lentamente in terra “santa” si costruiranno le antiche tribù ebraiche, mentre crollano le soluzioni false o falsate, come i tratti di Oslo e la soluzione dei due Stati.

L’applicazione della dottrina “Dahiya”, adottata per Gaza nell’ambito dell’operazione di genocidio, costituisce un attacco ai principi fondamentali del diritto umanitario. Sarà applicata anche per la Cisgiordania? Cittadin*, israeliani, palestinesi o altro, non importa, come ostagg* di un risiko internazionale mentre i regimi di informazione durano fino a che non si sveglia il lupo per sbranarli.

In questo caso il lupo non è altro che la Turchia, il prossimo nemico di Netanyahu. Mentre il branco di scimmie si disperdono nella jungla della pace finta.

Dalle macerie di Gaza sorgerà il fantasma dell’angelo sterminatore che alimenterà gli incubi dei suoi occupanti. Questo è lo spettacolo a cui assistiamo, fatto di violenza parossistica e frenetica che cittadini e cittadine sperimentano sulla propria pelle.

L’epoca neo-liberista ha promosso l’egoismo, la distruzione delle comunità, dei servizi sociali, producendo infelicità sociale. Mentre la santificazione del modello meloniano continua incessantemente, con un orizzonte ancora nebuloso, in attesa che le nuove generazioni si liberino del vecchiume mummificato del ‘900.

Angelo Montanaro