L’odio, la vendetta, l’ostilità insanabile sono emersi: una miscela di forze come la cattiva volontà si è infiltrata nelle società “civilizzate”.
La fine delle simulazioni si è avverata, i nuovi nemici sono alle porte, si assiste alla comparsa dell’imitazione come affermazione di sé.
Fine del quotidiano dorato dell’infelicità!
L’odio si mostra negli standard civili come “l’amok”, che ha ripreso a compiere in suoi terribili crimini.
Si assiste al risveglio della sifilide fascista, molti veleni del passato non sono stati eliminati del tutto, dimenticati i traumi del passato attraverso rituali nei luoghi consacrati al culto, che favoriscono una tendenza alla replica.
Ritualità da ristagno post-democratico.
Le formule della religiosità non sanano le ferite morali sature di crudeltà. Rifugiandosi nel conforto dell’oblio, non si ferma il pendolo della vendetta.
È risaputo che quando il ricordo trattiene il sentimento di torto subito nel passato, la tendenza alla vendetta cresce. Non saranno i processi addomesticati a rendere giustizia. Questo serve da monito ai violenti, come le “grisettes” moderne prendono esempio dall’eroina Phoolan Devi nella sua vendetta.
Chi ha ragione che non si rivolta contro l’esistente, ma si vendica contro di esso. Così si aprono i vasi dove si conserva l’odio da servire nelle vendette.
Abbellire il mondo con una rivolta, per decimare i fiori del male.
Discendere nelle catacombe della storia, dove si trovano i teschi sghignazzanti con i tratti di personaggi della politica contemporanea.
